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Venice Recital - Il Gazzettino
Sunday 14 May 2006

Il sublime pianismo di Piotr Anderszewski al Malibran di Venezia

Venezia - Un problema aperto, sul piano musicologico, è quello della contiguità tra la Fantasia in do minore K.475 e la Sonata in do minore K.457 di Mozart.

Le due opere sono state stampate nello stesso fascicolo edito nel 1785 dalla casa viennese Artaria; di cui la consuetudine di eseguirle talvolta senza soluzione di continuità. Ma questi due lavori fondamentali del Mozart notturno sono stati composti a un anno di distanza ed è assai improbabile che l'autore li abbia concepiti come un blocco unico. Tuttavia la proposta del geniale pianista polacco Piotr Anderszewski, invitato al Malibran dalla Società Venezia di Concerti, appare giustificata dalla intensità comunicativa dovuta proprio all'esecuzione ravvicinata dei due brani. L'effetto è sorprendente per l'estremismo, pur arbitrario, di questa versione. Nella Fantasia l'Adagio iniziale è dilatato in modo abnorme, e tuttavia sembra immerso nel mistero romantico di una notte senza orizzonte; del pari l'Allegro impetuoso si ricollega agli Allegro della Sonata K.457. Ne esce un polittico drammatico, solcato da febbrili anticipazioni beethoveniane, in cui il giovane pianista predilige il contrasti repentini, la varietà infinitesima dei timbri, l'evanescenza o l'irruenza del cantabile. Più stilisticamente fedeli gli altri luoghi del programma, anche perché Anderszewski possiede una singolare ricchezza di linee interpretative, dal rigore analitico, al fraseggio estenuato e mobilissimo, al coerente strutturalismo. Così le sei Bagatelle op. 126 di Beethoven sono proposte in maniera antinomica rispetto a Mozart: non più pedalizzazioni d'atmosfera e fraseggi liberi, quasi chopiniani, ma antinomie fulminee, tra asciutte molteplicità di registri e scorci sintetici, tra momenti rarefatti e contemplativi, e bizzarrie stravaganti, perfettamente aderenti a questo Beethoven estroso ed umoristico; un Beethoven non drammatico né metafisico, a tratti persino preschumaniano.

Un altro esito stupefacente nella Sesta Suite inglese in re minore di Bach, ove si nota un singolare dualismo tra una visione molto razionalizzata, alla Gould, nelle danze brillanti, ed emozionate aperture cantabili di tutt'altro segno. Di qui la rilevazione della complessità monumentale nel Preludio, dei sommessi e cangianti lirismi nella Sarabanda, degli strepitosi, travolgenti disegni contrappuntistici nella Giga.

Ancora una sorpresa nel fuoriprogramma: una mazurka di Chopin, ove il passo di danza è sentito come nostalgia onirica, sfumata e impalpabile. Qui, come in tutti gli altri brani, emergono i prodigi della fantasia del suono di questo grande artista, nel quale la spregiudicata modernità convive con memori sottigliezze romantiche.
Source: Il Gazzettino
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